Intervista a Giorgio Santini

Martedì, 05 ottobre 2010
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La Cisl chiede, da tempo, una seria riforma fiscale che trova sintesi nello slogan "meno tasse sul lavoro". E' una strada percorribile visto le condizioni del debito pubblico e le politiche della UE di ulteriore contenimento dello stesso

La crisi dura ormai da due anni e in questo periodo per la Cisl la priorità è stata quella di reperire le risorse per estendere gli ammortizzatori sociali a tutti coloro che ne avrebbero avuto bisogno. Sono stati stanziati 8 miliardi di euro per il 2009 e il 2010 che hanno sostanzialmente impedito ogni altro intervento di spesa pubblica, data la pesantezza del debito pubblico italiano. Nel corso del 2010 è scoppiata l'emergenza euro con la crisi della Grecia che ha reso necessaria in tutta l'eurozona manovra di riduzione della spesa per dare stabilità alla moneta e ai bilanci pubblici. Ora è necessario, che pur all'interno di vincoli molto forti, l'Italia affronti il tema della riforma fiscale sia per ridurre un'area troppo estesa di ingiustizia sociale che carica sui lavoratori e sui pensionati quasi l'intero peso della tassazione sia per dare respiro al reddito delle famiglie italiane per rilanciare la domanda interna, pericolosamente in riduzione con il calo dei consumi che ormai si ripete mese dopo mese.
Per rispettare i vincoli di bilancio è necessario che la riforma avvenga a parità di gettito fiscale e ciò impone che la quota di tassazione che verrà ridotta ai lavoratori e ai pensionati con l'abbassamento delle aliquote e l'aumento delle detrazioni per i famigliari a carico sia compensata da un aumento delle entrate fiscali che dovranno derivare da una lotta seria ed efficace all'evasione fiscale, anche introducendo la tassazione aggiuntiva dei consumi pregiati e dall'allineamento della tassazione delle rendite finanziarie alla media europea del 20%. Su questa proposta devo dire che c'è una larga intesa anche da parte delle rappresentanze delle imprese, come è emerso ieri (4 ottobre, ndr) nell'incontro propedeutico al Patto Sociale di ieri.

L'altro obiettivo del 9 è "più lavoro per l'Italia". Che scelte ci si aspetta dal governo?
Si sta profilando una ripresa produttiva anche se lenta e fragile. Tuttavia ad essa non si accompagna una analoga ripresa dell'occupazione, anzi i dati della Cig si sono stabilizzati a livelli molto alti e la disoccupazione/inattività rimangono elevate. Da un lato, quindi, servirà anche nel 2011 un intervento di proroga degli ammortizzatori sociali e in particolare dei contratti di solidarietà per salvaguardare quanto più possibile i livelli occupazionali e dall'altro rafforzare moltissimo le politiche attive del lavoro per realizzare in ogni territorio quelle azioni di incontro domanda-offerta, di riqualificazione professionale, di formazione mirata che permettano il reimpiego dei disoccupati e dei cassaintegrati e l'assunzioni dei giovani, arrivati ormai al 26% di disoccupazione. La Cisl chiede che il Governo incentivi attraverso sgravi fiscali e contributivi contratti come l'apprendistato che potrebbe diventare per molti giovani una sorta di contratto di primo lavoro, le assunzioni nelle aree di crisi e il part-time che soprattutto nei servizi potrebbe assicurare un' importante effetto soprattutto per l' occupazione femminile.

Ieri si è aperto ieri il tavolo per il "patto sociale". Quali sono i contenuti su cui si è concordato di lavorare?

Nella sostanza sono stati individuati tre ambiti: la proroga degli ammortizzatori sociali in deroga per il 2011 e la modifica della norma che limita a 10.000 lavoratori in mobilità l'accesso alla pensione in base alle vecchie regole previdenziali, chiedendone l'allargamento a tutte le realtà con lavoratori in mobilità. Inoltre la conferma ed il rafforzamento nel 2011 della detassazione e della decontribuzione della contrattazione decentrata del salario di produttività.
La costruzione di una specie di "kit di strumenti" utili all'attrazione di nuovi investimenti, compresa la semplificazione delle procedure burocratiche e puntando a migliorare produttivita' e competitività così come delle condizioni contrattuali utili ad incentivare l'occupazione.
Infine, tenendo conto dei vincoli di bilancio pubblico (molto stretti) si cercherà di ottimizzare l'utilizzo delle risorse disponibili per avere la massima resa in termini di crescita e puntando su ricerca e innovazione.

Si parla di elezioni a primavera. Prima di questa possibile scadenza si riuscirà a realizzare qualcosa di concreto su tasse e lavoro?

Siamo contrari alle lezioni anticipate. Il governo deve assumersi le proprie responsabilità e chiarire al più presto al paese se è in grado di risolvere le divisioni interne alla maggioranza. Partire dalle priorità dello sviluppo, del lavoro, della crescita e della riforma fiscale può rappresentare il terreno per riscattare una stagione politica litigiosa futile e di livello sempre più basso che ha allargato ancor di più il fossato che divide la politica dalle persone in carne ed ossa con i loro problemi sempre più complicati.

La reazione della Cgil rispetto agli organizzatori dei raid di Treviglio e Livorno non va oltre la presa di distanza. Va bene così?

Sugli assalti premeditati e violenti alle sedi sindacali avvenuti a Treviglio e Livorno chiediamo alla Cgil di andar oltre la solidarietà e la presa di distanza. Servono atti concreti che, nel rispetto degli statuti di ogni organizzazione che condannano inequivocabilmente ogni forma di violenza, prendano provvedimenti esemplari contro i responsabili delle strutture sindacali che organizzano o coprono (che è la stessa cosa) queste aggressioni. Senza tentennamenti o rinvii che producono solo l'effetto di aumentare il clima di tensione e di scontro, non tacitando con la dovuta forza ogni forma strisciante di giustificazionismo sul piano culturale e del linguaggio.

Venezia 5 ottobre 2010

manifestazione 9 ottobre 2010