Angelo Bolaffi: l’Italia rivaluti il (vero) modello economico-sociale tedesco

Mercoledì, 21 maggio 2014

Angelo Bolaffi, filosofo della politica e attento studioso della Germania moderna (dal 2007 al 2011 è stato direttore dell’Istituto di cultura italiana di Berlino) ha partecipato al convegno promosso dalla Cisl del Veneto “1914-2014, L’Europa delle guerre, l’Europa della pace” proponendo una lettura contro-corrente dei rapporti tra Italia, Europa e Germania e presentando alcune delle idee che ha descritto nella sua ultima pubblicazione “Cuore tedesco”. Al prof. Bolaffi abbiamo posto alcune domande.

Prof. Bolaffi il modello tedesco è stato per molti anni (almeno fino agli anni '80) il riferimento positivo per la destra italiana, al contrario per la sinistra. La Germania rappresentava l'ordine sociale e il rispetto per le esigenze dell'economia. Da alcuni anni però il modello tedesco è inviso alla destra e viene guardato con grande interesse dalla sinistra. Conviene su questa analisi e, se sì, come spiega questo capovolgimento?

In realtà le cose non stanno proprio così. Intanto cominciamo dalla espressione 'modello tedesco ' . A usare  l'espressione Modell Deutschland fu per primo il cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt nelle elezioni politiche del 1976 al quale la Cdu guidata da Helmut Kohl rispose con lo slogan "Weiter so. Deutschland" (avanti così Germania).  Oggi nel dibattito politico europeo l'espressione 'modello tedesco' é usata in senso più generale per indicare lo specifico complesso istituzionale e normativo che regola i processi di sviluppo economico, di redistribuzione della ricchezza, di assicurazione sociale e di formazione del consenso politico nella Germania odierna. In particolare le caratteristiche del Modell Deutschland sono: sul piano istituzionale il federalismo solidale. Sul piano politico il consenso organizzato attorno ai partiti di massa e la garanzia della stabilità del governo garantita dalla 'clausola di esclusione ( 5%) e dal voto di sfiducia costruttiva. Sul piano del governo dell'economia dalla 'economia sociale di mercato' che rappresenta una sorta di 'terza via' tra il liberismo del capitalismo anglo-americano e l'interventismo statalista della tradizione socialdemocratica. Per quello che riguarda le relazioni industriali i capisaldi del 'modello tedesco' sono: la 'Mitbestimmung '  (co-decisione aziendale) introdotta nel secondo dopoguerra dal governo democristiano di Adenauer nelle piccole e medie imprese venne estesa proprio negli anni '70 dalla Spd anche alle aziende superiori ai 50 addetti,  la Sozialpartneschaft "il partenariato sociale" tra imprenditori e sindacati ( che enfatizza il contrasto di interessi ma a differenza dal modello conflittuale del sindacalismo 'latino' ritiene che tale contrasto debba trovare una soluzione in grado di garantire sia la produttività aziendale anche accettando l'uso flessibile della forza lavoro in cambio della garanzia della occupazione operaia)  e un modello articolato di contrattazione salariale.

Non é esatto dire che la 'destra italiana' abbai in passato apprezzato il 'modello tedesco'  (quando é accaduto è avvenuto solo strumentalmente per contrapporre "l'ordine tedesco' al 'disordine italiano' senza però mai fare riferimento ai contenuti veri del 'modello tedesco') mentre é vero che la sinistra sia politica che sindacale in Italia abbia in passato avuto un atteggiamento critico nei confronti del 'modello tedesco' giudicandolo troppo poco conflittuale e troppo volto alla ricerca del compromesso. Evidentemente alla luce dei risultati positivi in termini sociali ed economici registrati dalla Germania e dall'evidente fallimento del modello 'mediterraneo' adottato dalla sinistra politico-sindacale italiana (ma non andrebbe dimenticata neppure quella spagnola e francese) basato sul mix disastroso di debito pubblico e conflittualità permanente in azienda e sul posto di lavoro ovunque in Europa e anche in Italia si comincia a rivalutare il 'modello tedesco'. 

Quella specie di pentitismo sull'unificazione europea (che oggi si motiva come effetto di una insufficiente risposta della UE alla crisi) in effetti proviene da lontano come confermano i fallimenti in Francia e nei Paesi Bassi dei referendum per la Costituzione Europa. Eravamo nel 2005 e la crisi era parola sconosciuta. Quali sono quindi le cause della caduta di attrattività del progetto Europa tra i suoi cittadini?

Il fatto che uno dei movimenti antieuropeisti più decisamente in ascesa sia quello inglese (com'è nota la Gran Bretagna non ha adottato la moneta unica) dimostra che la tesi secondo la quale la disaffezione nei confronti dell'Europa sia dovuta alle cosiddette politiche di austerità é quanto meno discutibile e sicuramente parziale. Certamente la crisi economica e sociale non ha certo accresciuto il fascino del progetto europeista ma bisogna dire che questo é accaduto anche perché  tale crisi é stata strumentalizzata dai movimenti populisti antieuropeisti senza trovare la necessaria reazione nelle forze politiche tradizionalmente filo-europeiste che si sono rivelate completamente afasiche e senza idee. In realtà quello che viene enfatizzato come lo storico amore nei confronti dell'Europa che sarebbe oggi andato perduto o si sarebbe fortemente ridotto in realtà (come conferma il riferimento ricordato nella domanda ai referendum francese e olandese che hanno bocciato il progetto di costituzione europea rinviandolo di fatto sine die) era un europeismo dell'indifferenza. Fin tanto che l'Europa é stata sinonimo di un gioco a somma positiva nel quale tutti guadagnavano o almeno nessuno perdeva e non venivano toccati gli aspetti costitutivi della vita dei singoli Stati nazionali  (a cominciare dalla cessione di sovranità) l'europeismo tradizionale ha funzionato. Con l'introduzione della moneta unica l'Europa ha cambiato natura: da momento di organizzazione di funzioni amministrative a momento di spartizione della ricchezza. Questo ha inevitabilmente innescato una dinamica conflittuale aggravata dal contemporaneo emergere di nuove sfide economiche e sociali causate dal processo di globalizzazione